Ultima modifica: 26 Settembre 2019
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#PNSD – Una studentessa del CASIMIRI IN SILICON VALLEY, California

Quest’estate ho avuto l’opportunità di fare un viaggio irripetibile e straordinario in America trascorrendo due settimane nello stato della California.

Ho soggiornato nella città di San Francisco muovendomi non solo tra le sue vie e i suoi grattacieli, ma anche verso le zone limitrofe entrando in un universo all’insegna dell’innovazione e della tecnologia. È proprio qui che ho avuto l’onore di visitare la Silicon Valley e di partecipare a visite guidate di alcune delle aziende più grandi al mondo. Sono entrata in contatto con esponenti di AMAZON, AUTODESK, ADOBE, FACEBOOK, LINKEDIN, GOOGLE, INTEL ecc. che hanno aperto le porte delle rispettive imprese mostrandone le origini, la storia, il duro lavoro e il loro possibile futuro. In questi ambienti mi sono state riportate esperienze di ogni genere raccontate da persone comuni, nate sul suolo americano oppure trasferitesi negli USA, le quali intraprendendo il proprio percorso sono riuscite a raggiungere il loro scopo e molte delle volte a ottenere una posizione di notorietà e di rispetto nel lavoro.

Tramite quest’esperienza sono entrata in contatto con il mondo dell’imprenditoria principalmente legato a quello delle StartUp toccando con mano un argomento per me sconosciuto nel modo migliore, non solo perché mi trovavo nel posto “delle larghe vedute”, ma anche perché ho ascoltato testimonianze e ho esplorato luoghi che per un attimo mi hanno fatto pensare di potercela fare.  Ne sono esempi i racconti di italiani come Tommaso e Arianna della PLUG AND PLAY, che lontano da casa hanno rischiato tutto inseguendo un sogno e il garage da dove è nata la Silicon Valley, simbolo dell’importanza di credere in se e nelle proprie potenzialità.

Ho passeggiato tra gli edifici delle università di STANFORD E DI BERKELEY , tra i computer di 42 Silicon Valley, tra i banchi della SCHOOLABS e tra le aule della SINGULARITY UNIVERSITY, che sono alcuni dei tanti esempi dei possibili metodi di apprendimento americano. La mentalità con cui sono entrata in contatto è molto diversa dalla nostra, più attiva, aperta, vivace e florida, ricca di un’energia e di una voglia di fare che porta a tentare anche l’impossibile ed a far sognare tutti coloro che, limitati dalla paura del fallire, vanificano studi e impegno non “partecipando” nemmeno.

Questa avventura l’ho vissuta con i gruppi della CIVIC HACK, DI WOMEST, DEL PREMIO NAZIONALE SCUOLA DIGITALE (PNSD) E DELL’HACKING FOR SCHOOL SAFETY , che come me hanno avuto questa opportunità grazie all’esperienza hackathon, termine che deriva dall’unione di hacker e marathon e sta a designare una vera e propria maratona digitale e si tratta di concorsi organizzati dal MIUR incentrati sulla valorizzazione dei giovani e delle loro idee innovative, a cui abbiamo partecipato.

Incentivati a partecipare ed accompagnati dal prof Alessandro Di Cola io e alcuni miei compagni, tra cui Ginevra Anastasi, Roberta Bonatti, Tommaso Radicchi, Luca Scaccia e Giovanni Ndoja, abbiamo intrapreso un’esperienza inimmaginabile. Tutto è partito dalla città di Terni in cui, con varie modalità, abbiamo partecipato ad attività diverse, curiose ed originali, del CIVIC HACK TERNI #PNSD.

La principale a cui ci siamo iscritti, ignari di cosa fosse, non per mancato interessamento, ma perché poco conosciuta e spiegata genericamente essendo sempre diversa in base alla finalità, era incentrata sul mondo delle StartUp. Il nostro scopo era proporre soluzioni funzionali ai problemi e ai danni generati dalla natura e dall’uomo. Noi ci siamo ritrovati a far parte di 6 diversi gruppi i cui componenti appartenevano a scuole differenti ed erano perciò sconosciuti tra di loro, e le cui potenzialità erano completamente impiegate al compimento della “missione” assegnata.

Le richieste affidateci erano due: i gruppi a cui erano stati assegnati i numeri pari si dovevano occupare del “terremoto”, mentre i gruppi dispari dell’ “inquinamento dell’aria”, entrambi fortemente presenti nel nostro territorio. A mio parere, dietro ogni progetto ci sono tanto lavoro e dedizione e il poco tempo a disposizione genera, contrariamente a cosa si possa pensare, un brain storming sorprendente incrementato da continui spunti che l’ambiente circostante fornisce.

Il mio gruppo è riuscito a colpire la giuria e a guadagnarsi l’opportunità di presentare la sua idea all’hackathon nazionale di Genova, dove gruppi provenienti da tutta Italia, che avevano partecipato e vinto i regionali, si riunivano per riproporre in maniera avanzata i propri progetti. Infatti siamo stati chiamati a modificare e migliorare i nostri lavori.

Sia a Terni sia a Genova io e i miei compagni siamo stati proiettati in un nuovo mondo in cui “innovazione” era la parola d’ordine ed era anche il fulcro di ogni attività proposta, di ogni progetto sviluppato ed evento organizzato, che andava a tratti a scontrarsi e a tratti a fondersi con l’antichità e la tradizione italiana che le città visitate rappresentavano.

Le due esperienze erano state già per me molto avvincenti, emozionanti e motivo di crescita personale e “l’avventura” in America ha completato l’opera, lasciandomi la voglia di comprendere la mia strada per incominciare il mio viaggio e scrivere la mia storia.

Ringrazio la scuola, il DS ed in particolare il prof. Alessandro Di Cola, che mi hanno dato la possibilità di partecipare a queste esperienze.                                                                        

 BENEDETTA SAMPAOLO VC

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